Ripartimmo da San Vito lo Capo puntando Capaci.
Lungo l’autostrada, proprio in prossimità del luogo dell’esplosione che
uccise Falcone e i poliziotti Morvillo, Dicillo, Montinaro e Schifani, è stato
eretto un monumento in loro onore. Un alto obelisco marrone, con i nomi a
caratteri cubitali color argento lucido, spicca al lato della strada.
Accostammo nella piazzola di sosta, giusto il tempo di rendere memoria a uno dei momenti più bui della nostra
democrazia. E lì, in alto, lontano qualche centinaio di metri, sulla destra, il
deposito dal quale fu fatta detonare la bomba, oggi completamente bianco, con
una scritta che copre tutta la facciata “No alla Mafia”.
Quella visita durò
pochi istanti, ma fu carica di significato.
Ora potevamo riprendere il viaggio
verso l’ultima tappa: Palermo.
Appena presi lo svincolo per il centro città mi tornò in mente Catania.
Macchine che tagliavano la strada, motorini dappertutto, traffico nevrotico,
tutti che frenavano improvvisamente, poi acceleravano, svoltavano all’ultimo
istante. Guidare era diventato più complicato, le indicazioni non erano
frequenti, il navigatore non era preciso e continuava a cambiare rotta. Non dovevo
stare attento solo al traffico, ma anche agli sbalzi d’umore del gps.
A Palermo avevamo optato per un albergo e non più per un b&b, in modo da stare in pieno centro. L'hotel ci aveva indicato un parcheggio controllato h24, convenzionato con la loro struttura.
Seguendo
il navigatore, ci ritrovammo “per la selva oscura che la diritta via era
smarrita”, avrebbe trascritto Dante, in mezzo a vie buie e strette fino a sbucare in un mercato chiuso da poco,
dove gli ambulanti stavano smantellando le loro bancarelle. Era già tardi, noi
evidentemente non potevamo circolare per quelle vie, i venditori ci guardavano
di traverso, brontolando cose a noi non chiare, costretti a dover spostare i
loro tavoli per farci passare.
Laura iniziò a spaventarsi, i loro modi in
apparenza non erano amichevoli e miti, ma capii che stavano cercando di
aiutarci a uscire da quel labirinto di ferro e cassette di legno.
Una volta
finalmente fuori, il navigatore ricalcolò la rotta e ci indicò che avremmo
dovuto ripassare in mezzo a quel mercato e tornare indietro. Iniziò il panico.
Continuai dritto,
mentre il navigatore sembrò impazzire. La tecnologia non ci voleva far
uscire da quelle vie a noi sconosciute. Chiamammo un paio di volte anche il
parcheggio verso cui eravamo diretti, ma anche loro non sapevano come aiutarci
visto che non sapevamo spiegargli dove fossimo finiti.
Seguii i sensi unici,
attento a non fare infrazioni, mi sembrava di girare in tondo, come persi
all’interno di un fitto bosco, quando improvvisamente sbucammo sul corso
principale. Mi si gelò il sangue perché era tutta zona pedonale. Il navigatore
ci diceva di girare a destra, percorrere la zona pedonale e attraversare la
piazza, opzione questa da scongiurare in tutti i modi. Accanto a noi c’era un
gruppo di Vigili del Fuoco, chiedemmo indicazioni ma, in modo anche po’
irritante, ci risposero che non sapevano come aiutarci.
Di fronte avevamo una stretta via con il cartello di divieto di accesso per zona a traffico
limitato.
“Senti Laura – le dissi ormai demoralizzato e rassegnato – io vado dritto, se
ti arrivano delle multe le pago io, ma di certo non mi metto a guidare in mezzo
alla zona pedonale!”
Attraversai con molta cautela il corso principale, e imboccai lo stretto vicolo davanti a noi. Saliva e poi scendeva in un’ampia piazza, con molte auto parcheggiate, mi voltai verso Laura per dirle che mi sarei fermato lì, non avevo più intenzione di proseguire oltre, ma proprio mentre stavo per aprire bocca, dietro il suo viso, una luce intermittente al neon indicava l’ingresso per il parcheggio che stavamo cercando!
Attraversai con molta cautela il corso principale, e imboccai lo stretto vicolo davanti a noi. Saliva e poi scendeva in un’ampia piazza, con molte auto parcheggiate, mi voltai verso Laura per dirle che mi sarei fermato lì, non avevo più intenzione di proseguire oltre, ma proprio mentre stavo per aprire bocca, dietro il suo viso, una luce intermittente al neon indicava l’ingresso per il parcheggio che stavamo cercando!
Era in una strada a senso unico, che feci
contromano, ormai disperato, per non rischiare di non trovarlo più.
Ci venne incontro un uomo distinto e molto sorridente, al quale ci presentammo e ci indicò il numero del nostro parcheggio, due piani più sotto. Faceva battute tipiche di chi vuole risultare a tutti i costi simpatico, ma che a me davano più l’idea di essere forzate e alle quali davamo poca corda. Non mi piaceva molto il suo modo di fare, non mi ricordava la genuinità delle altre persone incontrate in precedenza.
Ci venne incontro un uomo distinto e molto sorridente, al quale ci presentammo e ci indicò il numero del nostro parcheggio, due piani più sotto. Faceva battute tipiche di chi vuole risultare a tutti i costi simpatico, ma che a me davano più l’idea di essere forzate e alle quali davamo poca corda. Non mi piaceva molto il suo modo di fare, non mi ricordava la genuinità delle altre persone incontrate in precedenza.
“Allora ragazzi, benvenuti – si presentò – per il parcheggio sono 40€, 20€
al giorno.”
Laura stava per ribattere che l’albergo ci aveva confermato due volte che il costo complessivo sarebbe stato di 20€ in totale, ma la fermai. Sapevo che a Palermo avremmo preso qualche fregatura, mi aveva avvisato anche mio nonno, e non volevo rischiare di sentirmi dire che dovevamo cercarci un altro parcheggio da un’altra parte, visto che non volevamo pagare il prezzo che ci avevano chiesto.
Laura stava per ribattere che l’albergo ci aveva confermato due volte che il costo complessivo sarebbe stato di 20€ in totale, ma la fermai. Sapevo che a Palermo avremmo preso qualche fregatura, mi aveva avvisato anche mio nonno, e non volevo rischiare di sentirmi dire che dovevamo cercarci un altro parcheggio da un’altra parte, visto che non volevamo pagare il prezzo che ci avevano chiesto.
Erano ormai le 22, ci avevamo messo quasi un’ora a raggiungere quello, non
avrei saputo dove trovarne un altro così vicino al nostro albergo, senza
rischiare di finire ancora in strade vietate. Quella sera sarei stato disposto
a pagare anche 50€, senza batter ciglio.
Pagammo e andammo via. Il benvenuto a
Palermo non era stato dei migliori, ma almeno arrivò una buona notizia dalla
receptionist dell’albergo che ci spiegò che i loro clienti avevano un
lasciapassare per la ztl sia il giorno di arrivo che quello di partenza,
essendo l’hotel in zona pedonale, proprio difronte alla fontana Pretoria e a
due passi dai Quattro Canti, e che per questa ragione, non avremmo ricevuto multe,
bastava comunicare il nostro numero di targa. Ne fui profondamente sollevato.
Salendo in ascensore, con la tensione che di colpo aveva abbandonato il mio corpo, facendomi sentire tutta la stanchezza della situazione appena affrontata, dissi: “Ascolta Laura, è vero che avevamo programmato di farci un’altra giornata al mare a Mondello domani… ma io non me la sento di riprendere la macchina, tanto abbiamo fatto tre giorni a San Vito, che ne dici se facciamo i turisti per Palermo e ci godiamo la città in questi giorni? Così la macchina la lasciamo lì dov’è fino alla nostra partenza.”
Era d’accordo con me, e così, decidemmo di tagliare dal nostro programma la visita a "Buongiorno da Mondello, oggi mare?" (citazione trash, scusatemi, ma quell'estate era diventata un tormentone anche per noi...)
Il centro della città era vivo, pieno di gente, musica, intrattenitori, cantanti, prestigiatori, ma appena si usciva di un paio di vie tutto era diverso, buio, silenzioso, quasi spettrale.
Il giorno seguente ci incamminammo per le vie principali, la città è elegantissima, lo stile saraceno e quello barocco viaggiano a braccetto. Visitammo la Cattedrale di Palermo, una tra le chiese più belle che io abbia mai visto, seconda forse solo al Duomo di Milano.
Quella mattinata avevamo
deciso di visitare le catacombe dei frati cappuccini. Fu uno spettacolo
macabro, ma pur sempre uno spettacolo. Le salme erano mantenute perfettamente,
riportando il nome e la data di sepoltura. Erano state posizionate in piedi o
sdraiate in piccole nicchie dei muri pitturate di bianco, che facevano
risaltare i loro abiti ancora intatti e il loro stato mummificato. Pensai che
avremmo trovato un odore acidulo, aspro, sgradevole e invece sembrava di
essere in un’antica biblioteca, come se quelli non fossero corpi di centinaia di
anni, ma i manoscritti che ne raccontavano la storia, impolverati, laceri,
ma ben visibili.
Laura all’inizio non era convintissima della scelta, dato che
è facilmente suggestionabile, ma poi ne fu contenta e soddisfatta. Inoltre,
l’intero ricavato del biglietto dell’ingresso sarebbe stato usato per la mensa dei
poveri gestita dai frati, e la cosa mi diede un motivo in più per acquistarlo.
Era quasi ora di pranzo e la scelta di dove mangiare per noi fu presto detta: street food in uno dei mercati di Palermo.
Arrivammo al mercato di Vucciria,
dove ordinai una doppia porzione di “stigghiola” alla brace, un piatto tipico
formato da budella di agnello e altre interiora, cotte sul fuoco vivo e condite
con limone e molto, moltissimo sale. Il proprietario della bancarella, per
attirare i clienti, continuava a imitare la famosa frase “Buongiorno da
Mondello, si si, oggi a mare”, modificandola in “Buongiorno da Palermo, oggi a
mare? No no, a mangiare!” (come detto, è stato un tormentone per tutta l'estate).
Era molto
simpatico, faceva battute a chiunque gliene offriva la possibilità, strappando
un sorriso ai passanti. Si vedeva che quel lavoro era nella sua natura.
Le stigghiole avevano un sapore buonissimo, succose, morbide, abbrustolite, ma non secche. Per goderne a pieno il sapore selvatico della carne non usai il limone, ma solo il sale. Laura ne andò matta, e anche questa fu una grande vittoria, dato che il suo palato non era abituato a certi sapori, così forti e selvatici.
Intorno a noi c’era gente che faceva la spesa, bancarelle di frutta, di pesce, di antiquariato, gli odori si mischiavano, rendendoli irriconoscibili, il fumo delle griglie, i rumori dei frullatori per le spremute fresche, la musica di ogni bancarella. Adoravo i mercati di Palermo.
Continuammo la nostra passeggiata per i negozi di souvenir, per le gelaterie e le chiese, passando per strade caratteristiche e altre abbastanza inquietanti.
L’idea per la sera era di cenare al mercato di Ballarò, in uno degli street food visitati da "Quattro Ristoranti", per assaggiare il “pane cà meusa”, cioè il panino farcito con milza, polmone e trachea. Ci eravamo passati durante il pomeriggio e per arrivarci dovevamo attraversare delle strade abbastanza buie e isolate.
Laura, ancora fortemente scossa per quanto accaduto a Mazara del Vallo, non se la sentiva, seppur la curiosità in lei fosse forte, ma aveva paura. Arrivammo ad un compromesso: saremmo andati al mercato prima del tramontare del Sole, avremmo cenato e saremmo subito tornati in centro, senza fare i miei consueti giri per i vicoli più strani. Non me la sentii di ribattere, era terrorizzata di ritrovarsi ancora in una situazione come quella di qualche giorno prima, la capivo perfettamente. Quel ricordo era ancora vivissimo in lei, lo vedevo nel suo sguardo tutte le volte che giravamo per le vie meno battute dai turisti, potevo quasi percepire il suo battito che aumentava e l'adrenalina che di colpo le schizzava alle stelle.
Quando arrivammo al chiosco però l’ennesima amara notizia in materia di
cibo:
“Ci spiace – ci disse proprio la proprietaria vista in trasmissione – ma la milza verrà pronta dopo le
21, avete prenotato? Perché ho tutti i posti pieni.”
Non avevo idea che bisognasse prenotare dello street food!!!
La signora ci vide visibilmente sconsolati e intervenne: “Ascoltate, se volete vi faccio mangiare subito, però la meusa non è pronta, potete prendere dell’altro. Ma tra mezz’ora mi serve il tavolo, che dite?”
Non ci pensammo un attimo, accettammo l’offerta.
Non avevo idea che bisognasse prenotare dello street food!!!
La signora ci vide visibilmente sconsolati e intervenne: “Ascoltate, se volete vi faccio mangiare subito, però la meusa non è pronta, potete prendere dell’altro. Ma tra mezz’ora mi serve il tavolo, che dite?”
Non ci pensammo un attimo, accettammo l’offerta.
Prendemmo delle panelle (frittate di farina di ceci), dei fichi d’india già
sbucciati, delle crocchè di patate e nervetti con le cipolle. Era tutto
buonissimo, ma lasciammo il tavolo con un po’ di amarezza per non aver potuto
provare il piatto principe dello street food palermitano.
Tornando in centro
non trovammo nessun locale che ci ispirasse, e nessuno che facesse il panino
con la milza, tutti dall’anima troppo turistica per una pietanza simile, si
limitavano ai più convenzionali e conosciuti arancini e cannoli (che costavano il DOPPIO rispetto a tutte le altre località visitate).
Trascorremmo il giorno seguente alla ricerca degli ultimi regali e dei dolci da portar via, consapevoli che non avremmo potuto prendere ricotte o creme, visto il lungo viaggio che ci mancava per tornare a casa.
Camminando ripensai alle parole delle signore di Mazara del Vallo, i palermitani non erano come gli altri siciliani incontrati lungo la nostra strada. Mentre sugli altri non avrei dubitato un istante, qui non mi sentivo pienamente a mio agio. Non sentivo quell’accoglienza di Noto, la tranquillità di Agrigento, la sicurezza di Siracusa. Era molto più simile a Catania.
Amai Palermo come città, in sé racchiudeva tutte le bellezze viste in giro per la Sicilia, ma nascondeva anche i lati più negativi, quella sensazione di non sicurezza, la voglia di truffare il turista alla prima occasione, la sporcizia lungo le vie meno trafficate, era un mix strano da digerire. Trovo che Palermo sia tra le cinque città più belle d’Italia, ma non so se la consiglierei a chiunque. Fui contento che questa fosse la nostra ultima tappa, e non la prima. Se fosse stato il contrario probabilmente ci avrebbe influenzato negativamente, e avremmo trascorso una vacanza meno veritiera di quella che in realtà è stata.
Girammo tutta sera facendo le ultime foto ai monumenti, ormai esamini, con le gambe così stanche da percepire il rischio dei crampi al primo movimento sbagliato, per poi tornare in camera a preparare i bagagli per la partenza dell’indomani.
Il giorno seguente, il ritorno sulla terra ferma fu un’odissea.
Il traghetto
della Grimaldi non rispettava alcuna delle norme contro il distanziamento
sociale imposto in quel periodo.
Io e Laura avevamo trovato due sedie libere
nella sala ristorante, ma era piena di gente, eravamo scomodi e avremmo dovuto
tenere la mascherina per dodici ore. Laura era frustrata, insofferente, si
agitava, continuava a muoversi, a cercare una posizione comoda senza mai trovarla, sembrava un leone chiuso in gabbia.
Abbandonammo i nostri posti,
consapevoli che non li avremmo più trovati liberi, e uscimmo sul ponte esterno.
Il Sole era alto, caldo, il vento era costante e asciutto, decidemmo di
occupare una delle panchine in ferro presenti all’ultimo piano della nave e di fermarci lì. Stupidamente avevamo lasciato lo zaino con le
cose da spiaggia in auto, ci sarebbe stato utilissimo avere i teli, i cuscini
gonfiabili, la sedia pieghevole e le creme solari. Non avevamo nulla, solo lo
zaino frigo. Non faceva caldo, grazie al vento, ma sentivamo che il Sole era
intenso e temevo potessimo scottarci, o ancor peggio, subire un colpo di calore.
Fu
il viaggio peggiore della mia vita.
Non eravamo organizzati, non avevamo ombra,
non potevamo riposarci, non potevamo passare il tempo in nessun modo. La nostra
unica fortuna fu che il viaggio avvenne di giorno e non di notte, e soprattutto
che non piovesse, in quel caso sarebbe stata la fine, non saprei come avremmo potuto fare.
Ripercorremmo mentalmente tutte le tappe, ricordammo tutti gli aneddoti, scherzammo
sui momenti più tesi, ma sorridemmo sempre, nessun ricordo dell’intera vacanza
ci creava malumore. Fu in questo stato che circa alle 20 arrivammo a Salerno,
felici di poter entrare in auto e lasciare quell’immenso ammasso di acciaio
galleggiante, ma stanchi da far schifo.
Eravamo tornati dove tutto era iniziato. Il nostro tour on the road per la
Sicilia era concluso.
Ma non la nostra vacanza, mancava all’appello ancora Napoli, dove arrivammo circa alle 22 (però quella è un’altra storia).
Ma non la nostra vacanza, mancava all’appello ancora Napoli, dove arrivammo circa alle 22 (però quella è un’altra storia).
È stata una vacanza piena, con un arcobaleno di emozioni. Avremmo potuto fare molte altre cose, avremmo potuto evitarne tante altre, ma questo è stato il nostro tour, nudo e crudo.
Ed è stato perfetto così.
Riguardando le foto capisco che non sono stato in grado di immortalare le
emozioni che stavo provando in quei momenti, di rapirne l’essenza, di mostrare
agli altri quello che stavo vedendo e come lo stavo vivendo.
Solo, forse, in
una di esse è vagamente percepibile ciò che ha rappresentato questa vacanza.
Stanchi, stravolti da due settimane senza mai fermarsi, sul traghetto del
ritorno, senza un posto comodo, sudati, senza un po’ di tregua da parte del
Sole, ma sorridenti.
Felici per tutto quello che avevamo vissuto.
Ovviamente i più sentiti e importanti sono rivolti a Laura, compagna straordinaria di questo viaggio...
Come ho descritto nel 1° capitolo ero molto preoccupato su come sarebbe andata la nostra convivenza, invece se questa vacanza è stata così piena è in gran parte merito suo...
Nel racconto le ho ritagliato solo brevi istantanee, non mostrando l'importanza che ha ricoperto in realtà durante questo road trip, ma con la sua personalità si è rivelata la compagna di viaggio ideale su tutti i fronti.
Nonostante la stanchezza, la fatica, il continuo vagabondare, la scomodità, le incertezze, i dolori, i momenti di tensione, non ha mai perso il buon umore e la voglia di andare avanti, mantenendo il sorriso, la calma e la serenità anche quando molti altri l'avrebbero persa.
Mai sopra le righe e sempre presente, con la sua gentilezza e la sua tenacia, con la sua pacatezza e la sua testardaggine, con la sua voglia di vivere e di libertà...
Grazie, è stato davvero bello condividere quest'avventura con te.
Vorrei inoltre ringraziare alcune strutture citate in questo racconto, le vorremmo consigliare a tutti coloro che si dovessero trovare in queste città per la loro autenticità.
(Non ci guadagno niente, lo faccio in modo spassionato...)
Messina- Crystal b&b
http://bb-crystal-messina.bedspro.com/it/
Taormina - Bambar
https://it-it.facebook.com/pages/category/Cafe/BamBar-Taormina-291496720867523/
Noto - Il Giardino del Barocco
http://www.ilgiardinodelbarocco.it/it
Calamosche - Oasi della Frutta
San Vito lo Capo - Baglio del Mulino a Vento
https://it-it.facebook.com/Bagliodelmulinoavento/
In fine, vorrei ringraziare voi, che avete avuto la pazienza e la costanza di arrivare fino a qui, seguendo passo dopo passo quello che è stato il nostro viaggio, la Sicilia on the Road.
Inoltre, se volete vedere alcune foto del viaggio per farvi un'idea più precisa di questo racconto, ecco il link del video:
Grazie a tutti.
Fine.

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